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Catene

Scritto da Alessia schiava di Djablo.

Scesi dal furgone bendata e legata ai polsi. L'aria del mattino era frizzante e fu come ricevere uno schiaffo in pieno volto. Era l'alba di una giornata estiva in un giorno feriale in un posto che non saprei . Fui condotta li con uno scopo ben preciso : scoprire il mio essere animale.

Ben presto mi sentii strattonare e poi fui fatta appoggiare ad un albero. Li fui completamente spogliata e ben presto i miei piedi nudi baciarono il ruvido suolo umido. Rimasi in attesa di un comando, la temperatura nonostante la stagione era rigida , non vedevo e stavo abituandomi a "vedere" con l'udito quando mi sentii riempire la bocca da una pallina.

 "Una cagna non parla , si esprime a gesti, si fa comprendere" 

Queste le perentorie parole del mio Master. Ero eccitata, mi sentivo appunto una bestia e questo fu subito notato in quanto i miei capezzoli vennero muniti di due pinze con campanellini . Sapevo di non essere sola pertanto ero abbastanza tranquilla. Un rumore metallico annunciava che ero stata messa al guinzaglio. Il Master iniziò ad addentrarsi nel bosco incurante che io fossi scalza e faticassi non poco nel camminare. Presto sentii il dolore derivato dallo sfregamento di alcuni rovi sulla mia pelle. Emettevo lamentosi muggiti , ma il master non fermò un istante il suo cammino. Le fronde dei rami frustavano la mia carne ad ogni passaggio.

 "A quattro zampe ora"

Il tono secco non lasciava spazio a nessuna esitazione. Esegui e mi ritrovai a gattonare come una bambina. L'escursione termica mi faceva sudare ed alcuni insetti iniziavano a trovare qualcosa da mordere. Dopo alcuni metri le ginocchia erano già martoriate . Ricordo che terribili sassolini si incuneavano nella carne facendomi sussultare. Il percorso non fu breve e nemmeno facile ; ora le "carezze" dei rovi arrivavano ovunque , non più solo alle gambe. Ad un tratto , uno strattone mi blocca tremante sulle gambe. Vengo risollevata e fatta appoggiare con la schiena ad un albero piuttosto grande. Mi viene tolta la pallina dalla bocca e rimango lì, in uno stato di incosciente attesa. Rumori , fruscii colmano la mia immaginazione. Sento il master vicino ma non so cosa stia facendo . Ben presto la mia bocca accoglie una corda . Un giro, due , tre e la mia testa viene bloccata all'albero. Sono confusa , sbavo come una bestia. La posizione è faticosa . Ma non basta, le mie caviglie vengono divaricate, il mio sesso si apre. L'aria lo riempie.
Uno stato di ansia mi pervade , sudo freddo. Il silenzio viene rotto dai rumori del bosco e dal ripetuto schioccare a vuoto di una frusta. Temo il peggio e mi preparo. Passano i minuti senza cha accada nulla. I rumori sono sadicamente penetranti. Vorrei vedere ma non posso. Vorrei toccare ma sono legata, oscenamente spalancata. Vorrei lui , ma non lo sento. Ad un tratto ecco nuovamente il suo profumo e all'improvviso il mio ventre si scalda.
Sento la sua orina colarmi addosso, il suo odore acre. Rivoli di calore che disegnano piccoli ruscelli sulla mia carne. L'odore mi avvolge, ora il sole inizia a bruciare e sudo. I sapori e gli odori si mescolano al rinato silenzioso muoversi delle fronde del bosco. L'odore e l'attesa. Le corde, la bocca aperta come il sesso , la stanchezza e la paura che lui si sia allontanato. L'odore diventa puzza ... puzza come la paura. Il vuoto della sua assenza brucia sulla mia anima come il sole che mi sta sciogliendo in un odore di bestia. Passano interminabili minuti, solo i rumori della natura, la mia pelle grondante ai raggi dl sole che penetrano tra le fronde degli alberi. L'odore si fa quasi nauseabondo. Penso mi agito. Niente e nessuno solo sordi rumori interrotti dal frusciare dei rami.

Le corde segano gli spigoli della mia bocca. Il terreno sotto i piedi nudi è pungente ed umido. Gli odori vengono amplificati. La paura s'impossessa di me. Dopo qualche ora di quell'insano inferno senti delle voci arrivare distanti. Esse entravano sempre di più nella mia anima, si avvicinavano e commentavano quella che per loro era solo una depravata puttana ! Mi terrorizzai quando tra esse non udii , la voce del mio master. Gli sconosciuti si avvicinarono ... i loro commenti erano sempre più espliciti e denigratori :

" senti che puzza , questa cagna si è pisciata addosso dalla paura " 

presto le loro mani iniziarono ad ispezionare il mio corpo. Ansimavo ad ogni tocco inaspettato. Urlai solo quando i miei capezzoli furono torti con violenza. Volevo stringere i denti per sopprimere il dolore ma essi affondarono nelle corde che invadevano la mia bocca. All'improvviso una mano si tuffò nel mio sesso scavando in esso con poca delicatezza. Un sordo rumore di umori presto invase il silenzio. " senti come si bagna questa cagna, secondo me ha voglia di una bella monta" disse uno dei due sconosciuti. Ero eccitata e spaventata in mano a sconosciuti completamente bloccata ed oscenamente offerta.

" Le piacerebbe forse ... ma una cagna non merita il piacere se non prima trattata come si deve" .

 " Si, hai ragione questa troia deve essere battuta"

Nell'ascoltarli ebbi cenni di rivolta smorzati immediatamente dalle corde che a tratti tagliavano la mia carne. A breve , urlai con tutta la mia forza. Credo una cinghiata raggiunse il mio seno. La carne bruciava , io iniziai a tremare e a mugolare frasi sconnesse ed impedite dal bavaglio. In lenta successione ricevetti almeno una decina di colpi in quasi tutta la superficie del corpo. Lacrimai e singhiozzai, la testa scoppiava il dolore era la mia pelle.

"Guarda cos'ho trovato la a terra, fa giusto al caso nostro"

Mi domandai di quale atrocità stessero parlando i due. Mi domandai dov'era lui. Mi domandai se tutto era pre concordato. Mi domandai perché ero masochista. Perché cagna .

"liberiamola voglio il suo culo ben esposto per farle un bel servizietto".

Fu così che fui dapprima sciolta e poi legata con la testa bloccata da funi alla base dell'albero . Le gambe mi vennero divaricate e le caviglie legate in modo che non potessi ondularmi su me stessa. Il naso e la bocca premevano a terra tra umidi fili di erba e l'inconfondibile odore del terreno. Ero una bestia domabile. Un pezzo di carne con cui i macellai potevano divertirsi. Una serie di sibilanti rumori spezzarono il mio pensare.

" Battiamola con questo cavo elettrico, che ne pensi ? "

Sussultai all'udire il loro disegno sadico.

" Urlerà non poco ..." 

" pochi colpi ma ben assestati e poi ci allontaniamo, giusto per sentire quanta voce ha in corpo questa puttana" .

Non feci in tempo ad ascoltare che sui glutei arrivò il primo colpo. Un dolore acuto come se mi avessero tagliata a pezzi. Urlai con tutta la mia forza. Presto in lenta successione il mio corpo fu martoriato. Io piangevo, urlavo pregavo chi non so. Ma loro ignari dell'atroce dolore impartitomi continuarono ridendo e gongolando dell'inusuale possibilità avuta. Mentre mi torcevo dal dolore , continuavo a chiedermi dove fosse lui. Ad un tratto persi i sensi e loro si fermarono. Mi risvegliai quando un getto di orina colpì il mio volto. Uno di essi mi stava pisciando in faccia e l'altro sulle ferite che dovevano essere abbondanti sul mio culo. Si allontanarono ridendo, lasciandomi legata a terra piena di piscio , come tutto facesse parte di un disegno ben preciso. Rimasi lì almeno un'ora. L'orina si era asciugata al sole ed il mio corpo emanava l'odore della vergogna. Rumori di ogni tipo avvolgevano il mio pensare. Nuda, segnata attendevo il ritorno del mio Padrone. Immaginavo ogni cosa , la paura stava torturandomi, l'attesa mi stava piegando ogni resistenza. Ad un tratto sentii rami spezzarsi. Era lui. Senza proferire alcuna parola mi liberò parzialmente dalle corde alla bocca e dalla posizione in cui ero da lungo tempo.

"Puzzi cagna, puzzi di piscio e di sesso"

intanto che udivo queste parole fui fatta mettere a carponi. Lui mi venne dietro e ben presto sentii spingere nel mio corpo. Mi stava prendendo dietro. Il suo enorme sesso stava spingendo, divaricando squarciando il mio sfintere. Una mano mi costrinse faccia a terra in modo che il bacino rimanesse alto per favorire il suo affondo. Mi sentivo aperta, mi agitavo ma la carne entrava impietosa in me. Venivo squarciata con estrema decisione. Urlavo e piangevo ma il Master implacabile continuava incurante a scopare il culo della sua bestia. A tratti il mio corpo si irrigidiva, sudavo e gemevo dal dolore. Il piacere era suo solo e dannatamente suo. La belva pompava la sua preda , affondava gli artigli nelle ferite e spingeva quasi volesse impalarmi fino ad uscire dalla bocca. Ero sua ero il suo buco. Inerme e violentata nelle budella. Le ginocchia e le mani aravano il suolo sotto i suoi colpi. Ormai il canale era aperto , distrutto e il movimento era diventato ancora più brutale.

"Eccoti soddisfatta nella tua essenza di cagna... brutalizzata...aperta...presa senza ritegno !"

Le sue parole mi fecero gemere di piacere, erano la mia droga del momento, il mio lubrificante. Mi aprii maggiormente e mi bagnai tanto da far udire rumori indicibili. Ero presa , violentata nel profondo del mio corpo. Ero la sua bestia da montare. Lui ansimava e godeva della mia umiliazione e del mio piacere a subire tutto ciò. La monta fu come interminabile e quando lui si sfilò mi parve di essere stata privata di una parte della mia carne.

" ora in ginocchio cagna, davanti a me"

mi rialzai tremante e mi posi dinnanzi a lui con le braccia dietro la schiena. Il suo pene forzava sulla mie labbra, le dischiusi e lo accolsi in bocca. Nel frattempo lui armeggiava con i miei capezzoli legandoli con una minuscola funicella. i capezzoli furono stretti in modo crudele quasi strappati, la funicella la fece passare dietro alle sue gambe cosi chè il suo pene fosse sempre forzato dentro la mia bocca ed ogni suo arretramento procurasse un dolore insopportabile ai capezzoli. "spalanca quella fogna che devo godere". Annuii con la testa e la bocca piena. Ricordo che i suoi affondi erano portati ad arrivare nel profondo della cavità orale, procurandomi conati di vomito e soffocamento. Lacrimavo ma impotente subivo il suo sesso ed il suo sapore dentro di me. Sempre più oggetto di piacere e di sofferenza. Io cagna dovevo trarre piacere dalla mia sofferenza. i capezzoli si contorcevano dolorosamente ed il mio buco veniva ancora una volta invaso dalla sua carne calda e pulsante. Ad un tratto il suo corpo s'irrigidì , il pene mi sprofondò nell'esofago e un caldo fiotto mi sorprese. Strabuzzai gli occhi e d'istinto tossii. Lui si sfilò incurante della funicella , pensai di aver perso un capezzolo. Dalla mia bocca sbuzzò fuori parte del suo piacere. Impressionante la quantità, ne ero invasa... feci per portare le mani al volto, ma lui me le Bloccò e me le pose a mo di conca sotto il mento.

"Ora puoi far colare il mio piacere dalla tua bocca"

Voleva che sputassi il suo sperma sulle mani in raccolta. Lo feci assecondando la sua perversione, molto lentamente. Dalla mia bocca scese una cascata di bianca e densa crema caldissima. Si depositò sulle mani aperte... lo osservai timidamente , come a chiedere come comportarmi. I nostri occhi si incrociarono interrogandosi a vicenda. Non resistevo a guardare quegli occhi decisi di giaccio . Senza che ci fosse nulla da dire, abbassai lo sguardo e umilmente leccai lo sperma dalle mie mani finchè non furono vuote, solo allora le porsi al suo controllo guardando vergognosamente verso terra.

"Brava cagna, hai fatto ciò che dovevi"

Riagganciò il moschettone e mi strattonò al suo seguito...

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