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Nero elettrico

Scritto da Alessia schiava di Djablo.

Nero, buio profondamente inacessibile o quasi. MI trovavo bendata e bloccata, vittima delle mie stesse voglie o confessioni. In ginocchio gambe aperte il sesso libero. Bloccata da corde impossibilitata a qualsiasi movimento. Non vedevo che i rumori. Ad una come me non serve vedere chi la usa. Non serve godere. Non serve nulla. Ad un tratto iniziai a sentire un certo vocio , bisbigli e risatine. Ero nuda in bella mostra per quello. La preda, la carne puttana, i buchi.
Mi furono presto inserite come degli ovuli in vagina e nell'ano. Piccoli, sopportabili , al tempo non ne comprendevo l'utilità. Il posto si stava animando. Aumentavano le voci ed i commenti ora non erano più sfuocati ma pesanti e crudi. Un bruciore immenso fu quello che precedette un mio urlo quando entrambi i capezzoli furono pinzati da qualcosa di dentato e metallico. ma il clou lo si raggiunse quando mi fu fatta spalancare la bocca e mi fu posizionata una ring-gag molto ampia, più del solito; me ne resi conto dal fastidio alla mascella che questa mi trasmetteva. Tutto era pronto ormai me lo sentivo. Non potevo intuire quanti fossero, provai a contare le voci differenziandole ma presto la mia concentrazione sarebbe caduta su altro. La mia bocca spalancata fu presto bersaglio dei loro sputi. A turno si avvicinavano e sputavano. Poi tutto si spense, nessun rumore.

Ero stata abbandonata ? Non è possibile pensai e avevo ragione. Nella mia bocca spalancata iniziò a farsi strada il sesso di uno dei miei torturatori. Il quale presa la mia nuca iniziò a movimentare la mia testa a suo piacimento. Prima lentamente , poi sempre in modo più deciso. Il pene arrivava spesso a chiudermi l'esofago causandomi conati e soffocamenti. Per oltre un'ora si susseguirono in modo graduale, peni sempre più grossi sprofondabano in quella che era una bocca ma che per loro veniva usata solo come buco. Ma presto appresi che questa era solo la prima parte del tormentato pomeriggio. Non avevo modo di pensare talmente erano ripetuti e frequenti gli affondi nella mia cavità orale. I loro commenti eccitati riuscivano appena a sfiorarmi. Li percepivo ma non facevo a tempo a registrarli , analizzarli nel loro contenuto. La mia bocca veniva pompata senza alcuna sosta o pietà. Ad un tratto , sentii formicolare i capezzoli ormai martoriati dalle pinzette metalliche. Il formicolio andava lentamente aumentando fino a diventare fastidiose scosse di piccola identità. Nel frattempo i presenti continuavano senza sosta a darsi il turno con me ormai trasformata in oral fuck machine umana.

Ormai ero un cencio. La frequante sbavatura da gola profonda stava stendendo una patina di umiliazione sul mio busto.Poi all'improvviso tutto si fermò. Non poteva essere l'epilogo, nessuno aveva sputato il suo piacere. E nel mentre mi avvolgevo di perchè sentii una fitta fortissima nella mia fica. Una scossa elettrica mi fece sussultare , i nervi entrarono in tensione, il mio corpo si gonfiò spinto in avanti dal doloroso fastidio. Poi al dolore si aggiunse altro dolore. Anche la sonda anale era stata attivata. Essa mi dava l'impressione di una pallina da flipper che fosse impazzita all'interno del mio intestino e rimbalzasse senza senso da una parete all'altra del mio culo. In questo modo tra un picco e l'altro di intensità, uno ad uno ripresero ad usare la mia bocca e questa volta fino a sputarmi in faccia il loro godere. Ero distrutta, usata fino al limite della sopportazione, torturata elettricamente, impossibilitata a qualsiasi tipo di piacere. Quando ognuno dei presenti aveva goduto si avvicino a me l'ertefice di quel pomeriggio sadico. Il pensatore. Colui a cui questo corpo e questa testa appartenevano in toto. Mi tolse la maschera e strabuzzai lungamente gli occhi dall'improvviso ed inaspettato riempirsi di luce.

Quando potei mettere a fuoco, non alzai lo sguardo e chinandomi in avanti con la testa vidi colare dal mio volto fili si sperma. Presa per i capelli fui obbligata a posizionare la mia bocca sul suo membro per l'ultimo estenuante uso. Mi scopò la bocca con il suo solito modo, incurante dei miei conati, del mio lacrimare e venne copiosamente direttamente nella mia gola. Appena il tempo di rifiatare e dal suo pene uscì un caldo getto di piscio che dovetti accogliere in me a bocca spalancata. Era l'atto finale di un tormentato uso, uno dei tanti che mi legavano masochisticamente a quella mente sadica.

 

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