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Il mio Master

Scritto da Babette schiava di Djablo.

Ho deciso da tempo di condividere la mia vita con Te. Lo dovresti aver capito , io miro al risultato finale. Tu se la mia unica ragione di vita , di questo non avere mai dubbio. IO TI DESIDERO e a questo punto , TI PRETENDO !

Non sono persona da abbattersi per lungo tempo, vero non è un bel momento, ma non lo è per nessuno, non solo per me. Sarò lento come un dinosauro ma ne ho tutta la forza ed ora intendo sprigionarla tutta .

In questi giorni non sono stato ne sereno , ne felice e forse per mie sfaccettature caratteriali non sarò mai sereno. Nessuno, tantomeno tu mi cambierai. Non so se ti do tanto o poco so che al momento è quello che ti posso dare senza risparmiarmi. Le ultime vicende mi hanno fatto credere e capire che ho possibilità che molti non hanno e di questo me ne sto inorgogliendo, ora come è giusto è venuto il tempo di essere orgoglioso di essere con te. Sarò invidiato per questo. Difenderò questo. Lo odierò e lo amerò come si odia e si ama qualcosa a cui si tiene troppo.

Sto per incatenati lo sento. Voglio sentirti tremare come una foglia, non di paure ma di emozione. Di tutto questo sarai schiava e dovrai essere tanto forte da proteggere sempre la catena che che unisce oro ed acciaio.

Se da me ti aspetti qualcosa di tranquillo , scordatelo fin d'ora. Ora sono una scintilla abbandonata al vento. Aspetto di trovare la paglia per incendiarsi e sprigionare tutta la sua potenza ed il suo calore. Come un guerriero, con orgoglio porto i segni di mille battaglie, con lo stesso orgoglio, ora voglio bruciare nel mare dei tuoi occhi che parlano, cantano ed urlano. Sarà l'apocalisse , sarà noi.

Djablo Master

Le mie labbra annaspavano nell'aria ,cercavano il contatto,quel contatto indispensabile quasi vitale,socchiuse come il bocciolo di una rosa che mostra i primi colori. Frenetiche cercavano le sue, le sentivano vicine troppo vicine ma non abbastanza e quando il calore del suo respiro le sfiorava si ritraeva deciso, quasi crudele...e rideva. Avevo gli occhi chiusi ma potevo vederlo, quel sorriso beffardo, compiaciuto...una tortura dolce e tremenda.

Lasciai cadere la testa all'indietro nella rinuncia di un tentativo vano e sentii quelle labbra raggiungere, il mio collo risalire fino al meno, scorrere lungo la guancia e fermarsi all'attaccatura dell'orecchio.

" lo vuoi il Diavolo?" mi chiese sottovoce.

Quella richiesta arrivò limpida, ferma, decisa , prepotente....tremai e non risposi.

Sentii invece scorrere la sua mano sui miei capelli fino alla nuca, afferrarli, stringerli tirarli fino a farmi aprire gli occhi, non avevo scelta lo guardai e mi persi nei suoi occhi fissi nei miei...mi mancò il fiato.

"lo vuoi il Diavolo?" richiese con voce più ferma che non ammetteva una non risposta, "voglio te " risposi senza distogliere lo sguardo, ma mi accorsi subito dell'errore,ero stata impudente non era mio diritto volere potevo desiderare ma non volere, non mi corressi, non ebbi il coraggio di farlo.

Lui sentiva la mia tensione, ne ero certa, e forse fu per questo che sorvolò sull'errore, continuò a guardarmi e il suo sguardo si faceva ogni istante più intenso " vai in camera, sul letto, nuda ", un attimo di pausa, una frazione di secondo " in ginocchio, mani dietro la nuca...testa bassa e aspettami". I miei sensi erano in subbuglio, brividi, emozione, desiderio...feci un sospiro un po’ tremolante. Lui percepiva tutto, ogni minimo movimento ogni pensiero, mi lasciò i capelli accompagnando il movimento ad una carezza che raggiunse il volto, mi sorrise ma la sua voce fu categorica "vai".

Mi alzai senza fermarmi a pensare, raggiunsi quella stanza senza voltarmi a guardarlo una volta, non ne avevo il coraggio, mi fermai alla fiancata del letto solo un attimo, non potevo tirarmi indietro ora,non volevo tirarmi indietro ora. Sfilai i vestiti e salii sul letto in ginocchio con le spalle che guardavano il muro e il viso verso la porta d'ingresso. Portai le mani dietro il capo, intrecciai le dita quasi quel gesto mi desse sicurezza, abbassai la testa, chiusi gli occhi e aspettai.

Non sentivo freddo ma tremavo, cercai di capire i rumori che sopraggiungevano dalla stanza accanto- cosa stava facendo- sentii l'acqua scorrere e poi un rumore che non seppi definire, aspettavo.

Poi dei passi raggiunsero la camera, calmi senza fretta apparente e intanto mi scoppiava il cuore.

Mi vergognavo? No non era vergogna era nervosismo, impazienza, timore per ciò che ancora non conoscevo e che quel giorno avrei cominciato a capire.

Appoggiò qualcosa sul comò ma non osai aprire gli occhi per vedere cosa fosse, poi si avvicinò a me e si sedette alle mie spalle. "sei bella" mi disse avvolgendomi in un abbraccio che sciolse ogni dubbio.

Aveva qualcosa in mano, potevo sentirlo sulla mia pelle nuda e sapevo che lui era vestito i suoi pantaloni mi sfioravano le natiche.

Seppi subito cosa tenesse in mano perché, senza spostarsi, mi calzò una benda sugli occhi. Provai ad aprirli ma non vidi nulla solo buio ed ebbi un tremito.

Si alzò e prese qualcosa sopra il comò mi venne vicino ed un profumo di cuoio invase la mia mente.

Lo assaporai, un profumo dolce e amaro che ancora adesso posso sentire.

Scivolò sul mio collo quel profumo e divenne anche un contatto, avevo capito, quello era ciò che mi avrebbe cambiata, era il collare che segnava la mia appartenenza a lui.

Abbassai di più il capo per permettergli di allacciarlo e trattenni a stento una lacrima, avrei potuto esplodere, ero fiera, contenta ma era solo l'inizio.

Di nuovo si allontanò un istante da me e quando tornò mi afferrò le mani, mi fece abbassare le braccia dietro la schiena e cinse i miei posi con cerchi freddi.

CLACK lo scatto della chiusura delle manette mi diede la certezza...ora ero sua e nessuno avrebbe osato impedirlo.

Ferma immobile avvolta nella totalità dei miei pensieri e delle mie sensazioni, non dissi nulla, non potevo dire nulla, cercavo di immaginarmi e di immaginare lui ,i suoi gesti, le sue intenzioni.

Un pensiero si fece avanti prepotente, il ricordo della telefonata del giorno prima, mi corse un brivido lungo la schiena, stavo capendo.

"Sai" mi disse al telefono, " io non posso farti arrivare da me e a freddo, senza coinvolgimento e catapultarti in ciò che non conosci, quindi arriverà il giorno che riceverai una mia telefonata in cui ti chiederò di prepararti e da quel preciso momento saprai che io ti ho in mano".

Un sospiro mi salì violento e prepotente tanto da farmi tremare, una flotta di pensieri avvolsero la mia mente.

"Cosa proverò" mi chiedevo, "sarò all'altezza?, riuscirò a lasciarmi trasportare in quel maledetto e intrigante mondo?". E non mi accorgevo, no, non potevo accorgermi che in realtà vi ero già entrata, che con estrema disinvoltura lui aveva già cominciato il suo lavoro.

Mi arrabbiai quella mattina, mi aspettavo che arrivasse quella telefonata, e invece no, fu una telefonata normale come tutte le atre e mi innervosii, non capivo e intanto la mia mente era già catapultata oltre, si, oltre quel muro insormontabile della sua esperienza, lui era in me e nemmeno me ne accorgevo.

Ma lì, ferma nell'attesa, legata e bendata, tutto era più chiaro e nel buio si accese la luce della comprensione, sorrisi a me stessa.

Il calore del contatto delle sue mani sul mio corpo mi distolse dal flusso dei miei pensieri, mi accarezzava, mi toccava ovunque ed io ero inerme... ma viva!

Seduto alle mie spalle, mi premette una mano fra le scapole e mi fece reclinare il busto in avanti tenendomi sollevato il bacio ed accompagnando dolcemente la mia discesa finché la guancia non poggiò sul materasso.

Inginocchiata e completamente protesa in avanti risultai estremamente esposta, offerta a lui come una rosa appena sbocciata che, recisa, aspetta nelle mani di chi l'ha colta il suo destino.

L'emozione mi avvolse, mi travolse in tutta la sua intensità e, attimo dopo attimo, riversò in me scintille di piacere, timore e consapevolezza.

"Rilassati" mi disse e intanto le sue mani esploravano il mio sesso che cedette spietato alle sue carezze donandogli il succo della passione.

Eccitata e col cuore a mille tentai di assecondare col bacino il movimento della sua mano, ma lui non si scompose. Ero tesa si, combattuta fra il desiderio di esplodere e perdermi nel piacere e la voglia di restar lucida per poter imprimere nella mente ogni singolo istante di quell'esperienza.

E non mi accorsi che vi era qualcos'altro che sfiorava la mia pelle, qualcosa che veniva da lui spinto all'interno della mia femminilità , allargandone i confini e riempiendone l'essenza. Non sapevo cosa fosse, sapevo solo che non era qualcosa di carnale, ma un oggetto di grosse dimensioni,immaginavo, ma solo più tardi seppi che era un grosso fallo in lattice.

"Dimmelo se ti fa troppo male e mi fermo"... Male? No, non era dolore quello che sentivo, era piacere, un piacere intenso,il piacere della trasgressione e dell'abbandono.

A forza risollevò il mio corpo, mi fece voltare verso di lui, mi accarezzò una guancia e, guidando i mie movimenti, mi fece mettere a cavalcioni sopra di lui.

Non vedevo nulla ma l'udito sopperì perfettamente all'assenza della vista.

Un tintinnio, e poi un' altro, le sue dita si chiusero attorno ad un capezzolo che immediatamente reagì protraendosi verso l'alto creando lo spazio necessario affinché lui potesse applicarvi una delle due clamp. Stessa cosa per l'atro capezzolo.

Ora si, ora sentivo quel dolore, quella morsa che avvolgeva il mio seno. Temevo quell'oggetto data la mia, forse eccessiva, sensibilità in quel punto. Ma lui era lì, era presente e continuava ad accarezzarmi dandomi sempre più quella fiducia e quella forza che, per un istante, solo uno, vacillò.

Lo capì, credo, perché lasciò che il suo sesso scivolasse dentro di me e la mia mente fosse distratta da una sensazione più forte del dolore.

Fu in quel momento che afferrò la catena che univa le due pinze con una mano e con l'altra il mio capo, tirò l'una verso l'alto e l'altro verso il basso e intanto continuava a muoversi dentro di me.

"Mordila e manda in dietro la testa"...lo feci e il dolore aumentò gradualmente." Ancora" , non respiravo e più tiravo e più le pinze rafforzavano la loro stretta e più lui accelerava il suo movimento. Dolore e piacere si fusero in un'unica cosa, acqua e fuoco, luci ed ombre.

Una fitta intensa e poi solo piacere, la luce rischiarò i miei occhi, una chiave liberò le mie mani, mi guardò afferrò il collare e mi tirò a se... facemmo l'amore come mai prima.

(segue..)

IL DONO

Ho ricevuto un regalo,il più prezioso, il più bello, il più vero. Un dono che fa perdere di luce qualsiasi oggetto perché brilla più del sole stesso.

Ho ricevuto la forza della passione, il calore del fuoco, la dolcezza di una carezza, la libertà di amare ed essere amata.

Seduta affianco al mio Master ascoltavo il timbro affascinante della sua voce, rapita più dalla sua presenza che dai discorsi che intercorrevano fra lui e un amico.

Avevo il mio collare, per la prima volta potevo indossare il segno tangibile del mio legame con lui in piena libertà davanti a qualcuno, che non conoscevo , ma che lui conosceva anche per me.

Una sensazione pazzesca, l'oscuro che abbaglia, il buio che diventa luce.

La sua mano sfiorò la mia , lui parlava ma mi regalava la sua presenza, mi tirò a se e mi mise al mio posto.

La sua cagna era al suo posto, io , la sua cagna, potevo leccare le mani del mio padrone potevo stare ai suoi piedi e gioire della mia libertà.

Attendevo sotto i raggi del sole i movimenti di lui, aspettavo che la catena suonasse la sua musica con l'affanno di un cane che ha fatto le feste.

E poi il suono arrivò limpido a riempirmi l'anima.

La mano del mio padrone mi spogliò dei vestiti ma mi vestì di consapevolezza e orgoglio; la sua cagna si donava a lui senza riserve per lasciarsi trasportare sulle ali del vento e fondersi in lui come oro e acciaio, fiera di poter mostrare questo legame a qualcuno.

Ricevetti lingue di fuoco sulla mia pelle nuda e le corde segnarono i miei polsi ma mai come in quel momento mi sono sentita libera, mai come in quel momento ho sentito così forte l'unione col mio Master. Lo amavo e lo amo Dio sa quanto sia forte questo sentimento, ma ogni colpo ricevuto, ogni umiliazione sentita ogni violazione subita, mi facevano sentire fiera, viva e Donna! Io, la sua cagna, gli appartengo ed ora ho potuto dimostrare davvero ,il mio desiderio di sottomissione,la mia devozione e il mio amore.

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