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Osservando le gambe

Scritto da Imperatrice dei sensi.

Dare giudizi sulle gambe è cosa ardua. Meglio definirle incorniciandole semplicemente come "vertiginose", sono abissi, abissi psicologici, intenzionalmente votati ad un provocazione continua che trasforma la parola, la piega a suo piacere, spingendola verso quei precordi favolistici e non, di una corresponsione d'amorosi sensi, connubio d'amore o caso per caso, rischio e fraintendimento d'anime e di corpi: Una V rovesciata, sinuosa dove la parola e lo sguardo raggiungono la piena sinergia in ogni sintagma di ciò che si vuol far diventare testo. La sensualità che sprigiona non è nascosta, anzi prende il sopravvento e si mostra come traiettoria fatta di luce, forma avanzata di comunicazione e di messaggio culturale prima che erotico. Colonne d'Ercole da oltrepassare, l'erotismo che sprigiona in parlarne non è da confondere con l'erotismo sui generis di dubbia provocazione, è un linguaggio eletto, pianificato ad un genere nuovo di simboli molto più complessi di quel che appaiono. Dalle gambe si allarga il concetto dell'Eros a qualcosa di sensuale che non necessariamente si ricollega ai sensi, al corpo, alle membra, ma all'anima. Alla psiche, al di là di un territorio banalizzato, reso anonimo da un preconcetto "bigotto" si esprime così: "Supino l'uomo e Lei le gambe aperte sopra il suo corpo, galleria splendente le colonne brunite delle gambe e il faro acceso della nigrità. " Stordimento e turbamento non arrecano alla pulsione erotica alcunché d'innaturale, incorniciano un punto d'incontro, una comunione di libido e istinto in grado di neutralizzare o rendere all'ennesima potenza il destino dei due sessi.

Le gambe possiedono una loro licenziosità, una impudicizia che non arreca sensazione di oscenità, ma come un "lie detector" rivela una conditio sine qua non di seduzione in tutte le sue molteplici sfaccettature, in tutti i suoi angoli ben nascosti e smaliziati. La gamba è arte Erotica sempre al passo coi tempi, nodo di chi rifiuta di accettare in ostaggio l'eros, né lo da per scontato, pure se si avverte impercettibile una sensualità desueta, essa non và riferita a nessuna lussuria artificiosa ed è paradossalmente una sensualità senza lascivia, un approccio con – l'altra metà del cielo –, un suo modus di porsi, da sempre, nel significato erotizzante dei sensi. Le gambe significano la discesa agli inferi, un essere visionari che stravolge i canoni, rivalutando nell'afrore presente una spinta libertaria che ci porta a metafore che del fraintendimento provocatorio dal linguaggio mettono in campo un malcelato stupore, una pruderie suadente e chiara, che attende, in termini di apocalisse, il trionfo della carne e il far circolare nell'intimità del pensiero la favola inconchiusa di amor sacro e profano che trionfa dal loro incontro.

Il corpo non rimanere indenne dal peccato pure mantenendosi la verginità; e nelle gambe si avverte questo contrasto, questo forte impatto Junghiano tra carne e psyche, che è la svolta tra la suprema bellezza del corpo e il peccato o, in termini di contrapposizione, tra la vita e la morte. Parlarne senza forme metricologiche o strutture linguistiche creati da sguardi spezzati, da sinestesie, non ingessate né mummificate, risentono nella stessa pulsione di una loro perentoria e pervasiva tensione che è interiore e mai estranea alla sessualità immaginata. Un corpo letto depurato dall'inutile anticonformismo mai controcorrente, ma sapida, estremamente duttile e polimorfico, autenticato da un'odore che ne è sigla e codice, repertorio lirico, che ci porta a una cornice naturale, immaginifica, originale, estremamente tesa ad assoluti linguistici che non hanno similitudini con nessun altro.

Esse ci portano a un sistema che è metafora personalizzata, che si lega a strategie linguistiche e fonica che è la trasformazione erotica e lessicale che non passa inosservata conducendoci a degli sviluppi tensionali propri di un lirismo erotico eterogeneo, polisemico, con forte originalità che si trasforma nel tempo in un gioco di specchi il cui elemento di sviluppo è la rifrazione intima. Agire non rende l'eros sconcio, ma lo sublima, ma non dissacrandolo, perché attraverso il modulo reale riesce a raggiungere livelli superiori della sfera emotivo-sentimentale che la immortalano; esercita un fascino sottile nei meandri della più avanzata realizzazione del simbolo, che continuamente fa spola tra sacro e profano prediligendo attraverso l'ambiguità espressiva quel territorio ironico, quasi scarno del linguaggio che la definisce e la distingue.

L'Eros che circola e di cui si parla è un fatto mentale, proposto con tecniche nuove e nuove strategie quasi metaforiche e metapoietiche: l'ambiguità dei simboli si compiace di un atteggiamento anticonformista, che in dispregio alla morale pelosa comune, come se rivisitasse una particolare area della mente, del cervello e della psiche, avverte il bisogno di rigenerarsi con il soffio nuovo della poesia, senza il tritume di tanto minimalismo generalizzato e impostore che non dà nulla al lettore, non consente nessuna ricchezza d'invenzione, né si articola in intuizioni di assoluto rigore e freschezza narrativa come in quest'autrice. La rosa, che ci ricorda la sua schiusa colloca le gambe ai vertici dell' immaginario, le da regole di linguaggio classiche, armoniche, orchestrali che fanno esplodere la tensione verbale conducendo una sperimentazione che continua da sempre.

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